Internet Government Forum 2016, Venezia 14-15 novembre 2016

Da www.isoc.it

Promosso dalle Nazioni Unite a partire dal 2006, l’Internet Governance Forum è un luogo d’incontro multilaterale e ‘multi-stakeholder’, aperto a tutti, nel quale discutere i principali temi relativi alla governance di Internet, ossia le regole, le procedure, le infrastrutture e i programmi che ne determinano il funzionamento e l’evoluzione. Aspetti – non solamente tecnici, ma anche economici e sociali – che i governi, gli organismi privati e la società civile contribuiscono a delineare, anche in relazione a temi di ampia portata come democrazia, partecipazione e trasparenza. Pur non funzionando come organismo decisionale, l’IGF – anche mediante le sue declinazioni nazionali – rappresenta un riferimento per lo sviluppo delle politiche relative a Internet

In occasione dell’evento italiano per il 2016, nel panel sui “diritti in rete”, ho fatto un intervento breve sul tema della tutela online dei minori e del diritto all’identità personale.

Ecco una sintesi dell’intervento:

Buongiorno
in tre minuti mi preme di porre l’attenzione su un tema specifico di dettaglio.
Le nuove tecnologie, la società dell’informazione, stanno riontologizzando la realtà che va pertanto ripensata in profondità dal profilo etico, sociale e quindi anche politico e normativo.
La distinzione fra online e offline si è ormai definitivamente persa in quanto siamo costantemente onlife all’interno della c.d. infosfera.
È in questo nuovo contesto che si gioca l’identità dell’individuo.
In particolare la sua autodeterminazione e dunque la sua libertà “effettiva” e non formale.
Non centra solo la profilazione ex post ma centra soprattutto l’influenzabilità ex ante delle scelte e dei comportamenti.
In particolare se ci concentriamo sul mondo dei minori la difesa del diritto alla libera autodeterminazione diviene imprescindibile.
E così da un lato dovremo riflettere su temi come il design delle interfacce, la filter bubble, il rischio di discriminazione nei big data, solo per dire alcuni temi.
Dall’altro lato dovremo invece riflettere su come ripristinare il ruolo da attore del soggetto, della persona, su come incrementare il suo livello di consapevolezza e quindi di libertà.
Su questo aspetto occorre richiamare in gioco il ruolo non tanto e  non solo delle leggi e delle tutele ma soprattutto quello degli educatori e della politica.
Il piano scuola digitale , il bando del Miur per i curriculi digitali, per citare alcuni recenti provvedimenti, sono operativi ma il tempo corre molto più veloce rispetto alla effettività di queste misure. Inoltre si tratta sempre di soluzioni non di sistema non strutturali.
D’altra parte la soluzione si gioca qui, è culturale, educativa e deve però essere tempestiva, capillare  virale.
A tal riguardo e in termini propositivi porto un’esperienza.
Con il Cirsfid e circa quindici scuole fra elementari, medie e superiori, abbiamo avviato un curriculo su pensiero computazione e cittadinanza digitale. L’elemento innovativo e che deve essere replicato è che il percorso è obbligatorio, istituzionalizzato, si svolge in orario scolastico … non si tratta quindi di un laboratorio o altra attività extra-scolastica.
1 ora alla settimana, 32 ore all’anno, coinvolge un team di insegnanti, animatori digitali ed esperti esterni.
Quali sono i temi:
–    pensiero computazionale;
–    hardware e rete;
–    competenze di base;
–    diritti in rete;
–    uso sicuro e consapevole delle tecnologie;
–    conoscenza della realtà aumentata e impiego in ambito scolastico
–    modellazione e stampa 3D;
–    come ricercare, filtrare e valutare dati, informazioni e contenuti digitali;
–    utilizzo di app per lo sviluppo delle competenze;
–    Big Data, Open Data, Smart City e Partecipazione Civica.

Uno degli elementi su cui nondimeno investire è la formazione dei docenti, che inutile nasconderlo rappresenta la vera chiave di volta per consentire la continuità del percorso negli anni e la sua replicabilità.
Il progetto vuole porre le basi per creare dei ragazzi, delle persone, dei cittadini, che in modo consapevole e libero sfruttano le tecnologie e non ne sono oggetto inconsapevole.
Il progetto ha l’ambizione di voler creare un nuovo approccio costruttivo e non consumeristico ma nemmeno luddistico, un approccio volto a capire il funzionamento e le logiche sottese alle tecnologie.
Solo intervenendo in giovane età e coinvolgendo la rete degli educatori (scuole di ogni ordine e grado e famiglie) è possibile tentare di radicare una nuova forma di cittadinanza … digitale!

MM

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